L’OMS pubblica la nuova bozza sulla cromatografia

L’OMS ha pubblicato la bozza del nuovo capitolo della Farmacopea Internazionale sulla cromatografia, intitolato 1.41.1 Chromatography. Il testo è pensato per sostituire gli attuali capitoli 1.14.1 (Thin-layer chromatography), 1.14.4 (High-performance liquid chromatography) e 1.14.5 (Gas Chromatography).

La roadmap per la pubblicazione del nuovo capitolo prevede di presentarne la bozza al 56° meeting del Comitato di Esperti sulle Specifiche dei Preparati Farmaceutici, tra il 25 Aprile e il 2 Maggio 2022.

Il testo guida del PDG sulla cromatografia

La bozza rappresenta la decisione, da parte dell’OMS, di includere nella Farmacopea Internazionale il testo – armonizzato a livello internazionale – elaborato dal PDG (Pharmacopeial Discussion Group).
Il PDG conta al suo interno quattro rappresentanti: OMS, USP (Farmacopea Statunitense), Ph.Eur. (Europea) e JP (Giapponese).
Nel novembre 2021 ha pubblicato un proprio Capitolo Generale, intitolato Cromatografia, dopo un lungo lavoro di coordinamento promosso da Ph.Eur. e iniziato già nel 2009.

Il testo si concentra sui core requirements per i test cromatografici (TC, HPLC e GC), ed è pensato per integrarsi con gli approcci adottati da ciascuna Farmacopea, promuovendo lo sviluppo di monografie specifiche attraverso una filosofia comune.

La struttura del nuovo capitolo

Il Capitolo Generale OMS si articola in sei parti principali:

  • Introduzione: contiene una breve descrizione delle tecniche di separazione cromatografiche;
  • Definizioni: elenca in dettaglio i parametri usati per stabilire i criteri di accettabilità;
  • Adeguatezza del sistema: specifica per la cromatografia liquida e gassosa, questa parte descrive i requisiti per i sistemi cromatografici e i test necessari per la loro convalida;
  • Adattamento delle condizioni cromatografiche: specifica i limiti e le condizioni entro i quali è possibile adattare un test cromatografico senza modificare le procedure analitiche della farmacopea;
  • Quantificazione: descrive gli approcci quantitativi che possono essere usati nello sviluppo dei capitoli/monografie di ciascuna farmacopea;
  • Altre considerazioni: include alcune considerazioni su determinate questioni: risposta del sensore, picchi d’interferenza, misura dei picchi e la soglia di segnalazione.

USP e JP hanno annunciato la pubblicazione delle proprie monografie sulla Cromatografia entro Dicembre 2022, mentre Ph.Eur. pubblicherà il proprio testo a Giugno 2022.


Fonte:

USP: rinviata l’entrata in vigore del Capitolo Generale 665

Di recente, USP ha approvato il nuovo Capitolo Generale 665 Plastic Components and Systems Used to Manufacture Pharmaceutical Drug Products and Biopharmaceutical Drug Substances and Products.
Il Comitato di Esperti per i Capitoli Generali – etichettatura e confezionamento – della farmacopea statunitense, ha annunciato la decisione di rivedere il testo.

I motivi per la revisione indicati dal comitato sono principalmente due: l’applicabilità del Capitolo Generale e la sua data di entrata in vigore.

L’applicabilità del Capitolo Generale 665

Al momento, il Capitolo 665 non è applicabile, ovvero al suo interno «non ci sono requisiti obbligatori a scopo di compliance compendiale».

Come affermano le General Notices USP 3.10, “Applicabilità degli standard“, infatti, un Capitolo Generale con numerazione inferiore a 1000 diventa applicabile solamente se è indicato come tale:

  • in un altro Capitolo Generale con numerazione inferiore a 1000
  • in una monografia USP
  • nelle General Notices

Allo stato attuale, nessuna di queste tre condizioni si applicherebbe al capitolo generale 665.
Tuttavia, come già affermato al momento dell’approvazione del capitolo, USP desidera ricevere altri input da parte degli stakeholders riguardo all’opportunità di rendere il 665 un capitolo applicabile.

La data di entrata in vigore

Allo scopo di dare maggior tempo agli stakeholder per esprimere le proprie opinioni in merito, USP ha quindi deciso di rinviare l’entrata in vigore del Capitolo Generale 665 al 1° Maggio 2026.

La nuova data ha però anche un’ulteriore motivazione: USP intende infatti tenere sott’occhio lo sviluppo della nuova linea guida ICH Q3E.

USP prevede di pubblicare una prima revisione del capitolo generale, in forma di Revision Bulletin, il 25 Aprile 2022.


Se desideri approfondire, ne abbiamo parlato in:

COMPONENTI PLASTICHE IN PRODUZIONE: APPROVATI I NUOVI CAPITOLI USP

Fonte:

Componenti plastiche in produzione: approvati i nuovi capitoli USP

USP (US Pharmacopeia) ha recentemente pubblicato due capitoli sulle componenti plastiche utilizzate negli equipment destinati alla produzione farmaceutica. I due capitoli sono numerati <665> e <1665>: il primo dei due è un capitolo generale mentre il secondo, nella classificazione USP, è capitolo informativo a sostegno del capitolo generale.

Il capitolo generale <665> sulle componenti plastiche

Il capitolo <665> ha titolo “Plastic Components and Systems Used to Manufacture Pharmaceutical Drug Products and Biopharmaceutical Drug Substances and Products” e sostituisce la proposta di capitolo intitolata “Plastic Materials, Components, and Systems Used in the Manufacturing of Pharmaceutical Drug Products and Biopharmaceutical Drug Substances and Products” (a sua volta revisione di una proposta ancora precedente).
La versione pubblicata del capitolo <665> contiene cinque differenze «rilevanti» rispetto a quella precedente:

  • la parte “Scope” – che definisce il campo d’applicazione del capitolo – contiene chiarimenti rispetto alle materie prime, alle componenti di lavorazione e ai prodotti finiti;
  • il capitolo è «disaccoppiato» dal capitolo <661.1> “Plastic Materials for Construction“, in modo da focalizzarsi sulle componenti di produzione;
  • il focus principale del capitolo <665> è chiarire la distinzione tra qualifica e selezione delle componenti;
  • il nuovo capitolo delinea le relazioni gerarchiche tra i test sulle componenti e sui materiali;
  • consente maggiore flessibilità riguardo alla costruzione delle matrici di valutazione del rischio;
  • rivede i requisiti dei test basati sul rischio delle componenti in merito alla reattività chimica e biologica.

Il capitolo <665>, come tutti i capitoli con numerazione inferiore a 1000, acquisisce lo status di requisito normativo quando viene citato come tale in una monografia, in un altro capitolo generale con numero inferiore a 1000 o nelle General Notices USP.
USP si è detta disponibile a trasformare il <665> in un capitolo applicabile ma attende in merito l’opinione degli stakeholders.

Quali componenti plastiche? – Il campo d’applicazione del capitolo generale

Il testo si applica ai materiali utilizzati nella produzione di prodotti finiti farmaceutici e biofarmaceutici, oltre che alle sostanze intermedie usate nella produzione di prodotti biofarmaceutici. Non riguarda invece gli API «precursori» di prodotti farmaceutici o gli API prodotti tramite processi chimici (e non microbiologici).
La motivazione addotta per escludere gli API è che «si tratta di sostanze ben caratterizzate risultanti da processi produttivi che includono processi di purificazione multipli e altamente efficienti».
Il documento prosegue indicando ulteriori condizioni:

  • Il capitolo si applica alle componenti che interagiscono con sostanze liquide, ma non a quelle usate nella lavorazione di solidi o gas, perché «la propensione delle componenti plastiche ad interagire con flussi di lavorazione liquidi è maggiore che con flussi di lavorazione solidi o gassosi»
  • Tubi, diaframmi e guarnizioni costruiti con materiali elastometrici sono esclusi da questo capitolo
  • Il testo non riguarda i materiali usati per quegli strumenti ausiliari che entrano in contatto con le sostanze citate per periodi di tempo brevi. Ad esempio: scovolini, pipette, imbuti, cilindri graduati o piatti da bilancia

Infine, il capitolo precisa che i metodi di test in esso contenuti sono applicabili sia a componenti non qualificate, sia a componenti qualificate che siano poi state coinvolte in un change.

Il processo di valutazione delle componenti plastiche

Il capitolo indica un processo di assessment con due aspetti: caratterizzazione dei materiali e caratterizzazione delle componenti.
Inoltre, articola un processo di caratterizzazione delle componenti in due step, in modo da portare a livelli adeguati il rischio per la qualità del prodotto finito rappresentato dai PERL (Process Equipment – Related Leachables).
Questi due step sono una valutazione iniziale («Initial assessment») e un risk assessment.

L’initial assessment

L’initial assessment determina l’adeguatezza di una componente all’uso designato senza ricorrere a caratterizzazione chimica.
Le tre condizioni chiave di questo step sono:

  • se la componente entri in «contatto significativo» con il flusso delle sostanze di lavorazione;
  • quale sia lo stato fisico delle sostanze di lavorazione (liquido, solido, gassoso ecc.);
  • se la componente oggetto della valutazione sia equiparabile ad un’altra componente già considerata accettabile.

Il risk assessment

Il risk assessment propriamente detto punta ad accertare l’adeguatezza delle componenti dal punto di vista chimico e microbiologico.
Il capitolo demanda allo sponsor la scelta dei metodi opportuni per la valutazione del rischio.
Detta tuttavia cinque considerazioni che ogni processo di risk assessment deve affrontare, in merito al rischio relativo ai PERL:

  • la propensione della componente ad essere lisciviata, in base alle sue caratteristiche fisiche e chimiche;
  • la capacità del flusso di sostanze in lavorazione di lisciviare la componente;
  • le condizioni in cui avviene il contatto;
  • la possibilità che operazioni downstream (come la filtrazione) possano eliminare il PERL dal flusso di lavorazione o almeno diluirlo fino a che eventuali conseguenze negative diventino «improbabili»;
  • il rischio intrinseco legato alla natura del prodotto finito.

Ulteriori dettagli: i metodi di test e il capitolo <1665>

Il capitolo generale <665> si conclude con una descrizione dettagliata dei metodi di test usati in relazione ai livelli di rischio legati alla componente.

Il capitolo informativo <1665> contiene invece varie indicazioni sull’uso del capitolo generale, insieme a spiegazioni sulla motivazione dietro ad alcune scelte in esso contenute.
Tra le varie precisazioni del capitolo informativo, si trovano ad esempio una matrice di valutazione del rischio e delle raccomandazioni sull’equiparazione della componente valutata con un’altra componente, già accettata.


Fonte:

Nuovo capitolo USP sulle impurezze da nitrosammine

USP ha di recente aggiunto un nuovo capitolo sulle impurezze da nitrosammine, il <1469>, alla farmacopea statunitense. Con questa aggiunta, USP intende aiutare sia l’Autorità sia i produttori farmaceutici a valutare la presenza di impurezze da nitrosammine e implementare strategie di controllo e procedimenti analitici appropriati.
Il capitolo si allinea con le attuali linee guida FDA.

La presenza di nitrosammine fu notata per la prima volta nel 2018 all’interno di alcuni ARBs (bloccanti dei recettori dell’angiotensina II). Da allora sia le Autorità sia gli stessi produttori hanno intrapreso grandi sforzi per eliminare il più possibile la loro presenza all’interno dei prodotti farmaceutici.

In particolar modo, già nell’Aprile 2020 USP aveva annunciato la propria decisione di pubblicare un capitolo in proposito, e dopo le necessarie fasi di raccolta input e di commento, il testo ha finalmente visto la luce il 2 Dicembre 2021.

Breve panoramica del nuovo capitolo: <1469> Nitrosamine impurities

Rispetto al Prospect (la struttura del testo annunciata all’inizio della fase di stesura), il nuovo capitolo possiede una fisionomia più corposa articolata in nove paragrafi:

  1. Introduzione: precisa come mai le nitrosammine rappresentino un pericolo tangibile ed elenca le principali fonti di nitrosammine
  2. Impurezze da nitrosammine: contiene una lista dettagliata delle nitrosammine rilevanti per l’industria farmaceutica, incluse le caratteristiche chimiche di ciascuna
  3. Fonti di nitrosammine: spiega come si formino le nitrosammine e come possano finire per trovarsi all’interno dei farmaci. Indica anche il fattore di rischio associato (tramite osservazione o valutazione) a ciascuna di queste fonti
  4. Valutazione di rischio da nitrosammine – Sviluppo di una strategia di controllo: fornisce raccomandazioni sulla valutazione di rischio da nitrosammine e su una strategia per eliminarle – o almeno ridurne la presenza a livelli accettabili
  5. Limiti delle nitrosammine: dettaglia l’approccio usato per determinare i livelli accettabili di assunzione delle nitrosammine e il criterio usato per calcolare la concentrazione delle nitrosammine basandosi sul massimo dosaggio quotidiano del farmaco
  6. Testing per le nitrosammine: precisa la possibilità di far seguire dei test esplorativi per la presenza di nitrosammine alle valutazioni di rischio
  7. Caratteristiche della performance dei test per le nitrosammine: costituisce una guidance per i processi di verifica, le procedure di laboratorio e la convalida di procedure alternative
  8. Procedure analitiche: descrive le quattro procedure convalidate o verificate nei laboratori USP
  9. Informazioni aggiuntive: contiene riferimenti a procedure attualmente consultabili sui siti delle Autorità statunitense (FDA) ed Europea (EDQM).

Oltre a questa più recente pubblicazione, USP ha sviluppato altri standard di riferimento per varie impurezze da nitrosammine. Questi standard possono essere usati dai produttori per individuare la presenza di nitrosammine nei farmaci da loro prodotti. È possibile trovare ulteriori approfondimenti sul tema delle nitrosammine sul sito di USP.


Fonte:

USP: Protecting patients from harmful nitrosamine impurities
USP: <1469> Nitrosamine Impurities (richiede registrazione gratuita al sito)

Dissoluzione: in arrivo una nuova revisione del Capitolo 711 della USP

Il test di dissoluzione è usato per garantire la qualità lotto-per-lotto e per fornire informazioni di process control entro l’approccio alla convalida dei processi. Il test è utilizzato per misurare il rilascio di API dalla sua formula in condizioni standard.

Le Farmacopee Europea, Statunitense e Giapponese stanno attualmente svolgendo attività di armonizzazione su questo tema e hanno concordato di non intraprendere iniziative unilaterali a riguardo.

Intento di revisione del capitolo USP sulla dissoluzione: <711> Dissolution

In una Compendial Notice (nota informativa sui cambiamenti ai capitoli della farmacopea) pubblicata il 29 Ottobre, USP ed NF hanno dichiarato l’intenzione di rivedere il Capitolo Generale <711> Dissolution. La revisione, ad opera del Dosage Forms Experts Commitee, verrà dapprima pubblicata come annuncio di revisione (IRA – Interim Revision Announcement) nel Marzo-Aprile 2022. Il testo sarà aperto ai commenti fino al 31 Maggio dello stesso anno e potrebbe apparire in versione definitiva il 1° Settembre 2022.

La revisione si concentra su un nuovo standard di qualifica delle apparecchiature usate per i test di dissoluzione di farmaci solidi a somministrazione orale:

“Lo scopo di questa revisione è includere la possibilità di usare un nuovo Riferimento Standard USP, il Dissolution Performance Verification Standard – Prednisone, per qualificare l’Apparato di Dissoluzione 1 (basket) e l’Apparato di Dissoluzione 2 (paddle), in aggiunta al Riferimento Standard USP Prednisone Tablet, che è già incluso nel presente Capitolo.”

USP motiva l’aggiunta del nuovo standard – al momento in fase di test – indicando la sua maggior sensibilità alle variabili meccaniche e operative del setup degli strumenti, la sua minor sensibilità al degasaggio dei mezzi di dissoluzione e la sua maggior riproducibilità.

USP comunicherà appena possibile la tempistica della disponibilità effettiva del nuovo standard, e adeguerà ad essa l’ufficializzazione della revisione.


Fonte:

Sanificazione degli impianti acqua: qual è la temperatura ottimale?

La sanificazione termica è tutt’ora il metodo più usato per mantenere gli impianti per il trattamento dell’acqua sotto controllo microbiologico. In effetti, è il miglior metodo per gli stabilimenti produttivi – i quali usano scambi ionici, osmosi, elettrodeionizzazione ed ultrafiltraggio.
Molti sistemi d’immagazzinamento WFI funzionano abitualmente ad alte temperature. Gli impianti acqua farmaceutici invece sono solitamente riscaldati ad alte temperature (a scopo germicida) in maniera ciclica.

In ciascun caso sorge la domanda su quale sia la temperatura ottimale.
Se la temperatura è troppo alta può causare danni ai materiali, mentre se è troppo bassa potrebbe non avere sufficiente potere germicida.

I principali problemi di un’alta temperatura di sanificazione

Negli impianti farmaceutici, viene spesso raccomandata una temperatura di 80°C per ‘motivi storici‘. L’indicazione corrisponde alla specifica contenuta in una precedente edizione della US Pharmacopeia: “Temperatures of at least 80° are most commonly used“.

Sfortunatamente, questa temperatura può incidere negativamente sull’usura di materiali come sigilli o membrane (si pensi all’osmosi inversa).
Bisogna poi tener conto del fenomeno di rouging ad alte temperature in sistemi idraulici in acciaio inossidabile. Più è alta la temperatura, più marcato sarà il rouging. Ricoprire il serbatoio con azoto può ulteriormente incrementare la formazione di ferro o ossidi di ferro in superfici di SS316L.
Se quindi una temperatura di 80° può essere dannosa, sorge il dubbio se questa temperatura sia da considerarsi ragionevole o se debba essere prescritta in un regolamento GMP vincolante.

La temperatura non è l’unico fattore da considerare

Una recente affermazione a riguardo si può trovare nel capitolo <1231> della USP.
In aggiunta alla temperatura, un altro fattore fattore fondamentale per lo sterminio dei germi è il tempo di esposizione. Il tasso di uccisioni è una funzione della temperatura, indicata mediante il D-value. Ad esempio, per la maggior parte dei microrganismi, ad 80° il D-value è di 5 millisecondi. Ciò significa che la quantità microbica iniziale sarà ridotta a un decimo in 5 millisecondi.
Un altro aspetto della questione riguarda la distribuzione della temperatura. La soglia di 80° è pensata per assicurare il raggiungimento di una temperatura capace di uccidere i microrganismi in tutte le parti del sistema e per un tempo abbastanza lungo.
In particolare, la USP considera una temperatura di 65° sufficiente per la sanificazione. Il problema qui è assicurarsi che 65° siano ottenuti anche nei cosiddetti ‘punti freddi’ di un sistema. Ad esempio, in un tubo ad anello il ritorno nel serbatoio può essere il punto più freddo di tutto il sistema, ma può anche non esserlo. Di conseguenza, aderire alla regola delle 3D durante la progettazione del sistema può aiutare a sanificare in sicurezza con temperature inferiori ad 80°.

Una sanificazione in sicurezza a temperature più basse è possibile?

La USP attualmente afferma che “Temperature di 65°-80° sono solitamente usate per la sanificazione termica“.
Nelle FAQ sull’acqua per uso farmaceutico, la USP indica un valore di 60° da raggiungere sulle superfici del punto freddo: “…per assicurare che tutte le superfici raggiungano una temperatura di sanificazione maggiore di 60°“.
Una significativa riduzione della temperatura di sanificazione può quindi allungare la resistenza all’usura (specie delle componenti in plastica), ridurre il rouging ed abbassare i costi operativi.
Ciò è particolarmente vero per quegli impianti che mantengono il loro WFI addirittura ad 85° per poter avere un margine di sicurezza rispetto alla temperatura richiesta di 80°. In questi casi, il margine in questione è dovuto alla poca accuratezza del sensore di temperatura.

In conclusione

Ma quindi qual è la temperatura di sanificazione ottimale? Per la maggior parte degli impianti di produzione e dei sistemi di stoccaggio e distribuzione il valore ottimale è tra 65° e 80°. Una temperatura di 65° è dimostrabilmente efficace – o una temperatura di 70° con un margine di sicurezza – a patto che vi sia un’adeguata progettazione dell’impianto.


Fonte:

outsourcing

USP: nuovo capitolo sulla qualifica dei fornitori

Come annunciato ad inizio anno, la USP, U.S. Pharmacopeia, intende pubblicare un nuovo capitolo dedicato alla qualifica dei fornitori. Il nuovo testo è stato proposto dal General Chapters-Packaging and Distribution Expert Committee e avrà il numero <1083>; numero prima assegnato al capitolo sulle GDP che sarà dismesso.

Scopo del nuovo capitolo è discutere l’importanza della qualifica dei fornitori e l’applicazione di un approccio risk-based nelle attività di selezione, valutazione, approvazione e monitoraggio dei fornitori di materiali e servizi. Nel testo viene descritto un processo a sei step:

  • Preparazione
  • Identificazione e selezione
  • Valutazione e accettazione
  • Monitoraggio della performance
  • Squalifica
  • Approvazione condizionale di un fornitore esistente

Per ciascuno di questi step vengono forniti requisiti, aspettative e un razionale alla base delle attività. Viene inoltre sottolineata la necessità di implementare un approccio risk-based durante tutti gli step.

Nel testo è inserita anche una tabella con esempi da considerare come parte di un risk assessment. Anche se la USP non ha forza di legge, certamente non Europa, all’interno del nuovo capitolo si possono trovare indicazioni interessanti da utilizzare nei programmi di qualifica dei fornitori.

Anche se l’USP non ha forza di legge diretta, certamente non in Europa, qui si possono trovare indicazioni interessanti per l’uso nei programmi di qualificazione dei fornitori basati sul rischio.

La bozza è disponibile nel Pharmacopeial Forum (è necessaria la registrazione per l’accesso).

Nuovo capitolo di farmacopea per la qualifica dei fornitori di materiali di packaging

Lo USP´s Packaging and Distribution Joint Subcommittee ha avanzato la proposta di un nuovo General Chapter in farmacopea dedicato alla qualifica dei fornitori dei materiali di packaging.
La prima deadline per la proposta è il 25 aprile, la proposta finale è attesa per l’autunno 2021.

Analisi del rischio e quality agreement

I fornitori di packaging sono molteplici: esterni, locali, internazionali…I fornitori esterni forniscono di frequente anche servizi aggiuntivi quali assemblaggio, analisi, immagazzinamento, trasporto, distribuzione ecc.
Questo significa che i componenti di packaging utilizzati nel prodotto finito devono essere prodotti secondo gli standard GMP.
Allo stesso modo i processi della supply chain di un materiale o di un servizio devono essere conformi alle GDP applicabili.

Secondo la USP, i produttori farmaceutici devono avere in essere processi per valutare sistematicamente i fornitori di packaging, ovvero deve essere messa in atto una qualifica dei fornitori basata su:

  • il rischio per la qualità del materiale o del servizio fornito
  • la compliance del sistema qualità ai requisiti GMP/GDP
  • l’affidabilità del fornitore nell’evitare deviazioni e carenze di componenti o materiali
  • il contratto di fornitura o il quality agreement.

Questo nuovo capitolo proposto dalla USP fornirà un approccio risk-based per l’identificazione, la selezione, la valutazione, il monitoraggio della performance e, ove necessario, la squalifica di un fornitore di materiale di packaging e di servizi.


Fonte

USP´s announcement for the new General Chapter  <1xxx> Supplier Qualifications

USP Chapter <1220> Analytical Procedure Life Cycle: pubblicata la nuova bozza

Nel 2016 era stato annunciato un nuovo USP chapter dedicato al life cycle delle procedure analitiche.
Finalmente è stata pubblicata nel Pharmacopoeial Forum, PF 46 (5) la nuova bozza del Chapter <1220> Analytical Procedure Life Cycle.

Lo scopo del nuovo capitolo è quello di dimostrare l’adeguatezza di un metodo analitico durante l’intero ciclo di vita (dalla progettazione fino alla verifica continua).
Infatti la USP, prima di questa nuova bozza, prendeva in considerazione la convalida, la verifica e il transfer analitico solo di una parte del ciclo di vita.
Il nuovo documento invece tratta l’argomento utilizzando una visione d’insieme.

Già nel 2017, la USP aveva pubblicato un primo Stimuli article sul tema, proponendo un approccio a tre fasi:

  1. Procedure Design and Development (raccolta delle conoscenze, risk assessment, analytical control strategy, preparazione alla qualifica) 
  2. Procedure Performance Qualification 
  3. Continued Procedure Performance Verification (monitoraggi di routine, modifica della procedura analitica)

In termini di contenuto, questo approccio si basa sui concetti del Quality by Design descritti negli ICH Q8-Q12.
L’approccio a tre fasi è stato mantenuto anche nella bozza appena pubblicata, ponendo molta attenzione all’ATP (Analytical Target Profile), come parte essenziale dell’approccio life cycle.

L’ATP fornisce una descrizione prospettica delle prestazioni desiderate di un metodo analitico utilizzato per misurare una caratteristica di qualità.
Si concentra quindi sugli obiettivi di progettazione per un nuovo metodo analitico e funge da base per la convalida e il monitoraggio del metodo durante l’intero ciclo di vita.


Fonte

Stimuli to the Revision Process: Proposed New USP General Chapter: The Analytical Procedure Lifecycle <1220>

Pharmacopoeial Forum, PF 46 (5)